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lunedì 8 febbraio 2010

Caiazzo. Caso Battaglia. Ora emerge che nessun casalese lo minacciò!

Il corto circuito mediatico e la distorsione dell'informazione gioca sempre brutti scherzi: e cosi si susseguono notizie 'in stile pecoroni' tra agenzie e giornali. Ultimo caso, quello dell'imprenditore Battaglia che ha ottenuto, grazie alla sua scena di incatenamento all'esterno della prefettura, la sospensione della vendita dei beni all'asta. Battaglia dice che fu minacciato dai casalesi, ma dalle carte processuali non emerge niente del genere. Le parole dell'avvocato Ferraro forniscono un punto di vista molto diverso rispetto a quello che è emerso in questi giorni. Salta fuori un contratto Alitalia revocato
La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere si appresta a chiedere il rinvio a giudizio di cinque persone che – secondo l’accusa – avrebbero commesso un tentativo di estorsione, oltre all’usura, ai danni dell’imprenditore Roberto Battaglia (nella foto), il titolare di un’azienda zootecnica di Caiazzo che l’altro giorno si era incatenato all’esterno della Prefettura di Caserta ottenendo dal giudice civile del tribunale sammaritano la sospensione della vendita all’asta dei suoi beni. Tra gli indagati del procedimento penale - di cui è titolare il pm Antonio Ricci - c’è Luigi Schiavone, 46 anni, di Casal di Principe: quest’ultimo, già scarcerato dal Riesame dopo un periodo di detenzione preventiva, non sarebbe legato ad alcun clan della criminalità organizzata. In particolare, non si tratta di Luigi Schiavone figlio del boss Francesco detto «Cicciariello» (al quale proprio ieri i carabinieri hanno sequestrato 121 mila euro ritenuto provento illecito). A precisare la circostanza è il legale di Luigi Schiavone, l’avvocato Vincenzo Domenico Ferraro, che evidenza la pronuncia del Tribunale della Libertà sulla natura del reato. «I reati contestati al mio cliente – afferma il legale – sono di competenza della Procura di Santa Maria Capua Vetere, e non della Dda, e dunque mai sono stati ipotizzati collegamenti di favoreggiamento camorristico o associazione di stampo mafioso come si evince da alcune dichiarazioni rilasciate pubblicamente dalla presunta vittima. Inoltre – afferma l’avvocato Ferraro – abbiamo presentato alla Procura i certificati anagrafici che smentiscono parentele del mio cliente con personaggi della criminalità organizzata, spesso citati in questa vicenda, con i quali c’è solo una comunanza di cognomi». La chiusura delle indagini si riferisce a due specifici episodi e oltre a riguardare Luigi Schiavone, coinvolge Giuseppe D’Anna, ufficialmente mago di professione; Nicola Iodice, infermiere nell' ospedale di Santa Maria Capua Vetere; Tommaso Grandinetti, perito assicurativo e Michele Altarelli, ex infermiere dell'ospedale di Maddaloni anche questi ultimi scarcerati per mancanza di indizi dal Riesame all’indomani degli arresti. La via crucis di Battaglia, ex titolare di un’agenzia di viaggi, inizia nel 1995 quando l’Alitalia gli revoca il contratto in esclusiva. Da qui le vicissitudini di questi giorni.
Biagio Salvati

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