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giovedì 12 novembre 2009

Nicola Cosentino, stop anche dal premier. Resta in carica come sottosegretario e come coordinatore regionale

Sia Fini, ma anche La Russa ieri sera a "Porta a Porta" hanno affermato che la candidatura di Cosentino alla Regione non è più fattibile... E intanto Saviano a "Che tempo che fa" ha parlato ancora della terra di Gomorra e dei palazzinari
"Si sono sentiti al telefono e forse si incontreranno oggi a Palazzo Grazioli. Silvio Berlusconi e' stato preso per tutta la giornata dalla definizione del ddl sul processo breve che dovrebbe essere presentato al Senato nelle prossime ore. Ma gia' il colloquio telefonico e' servito a Nicola Cosentino per avere la conferma che il Cavaliere lo sostiene contro 'la giustizia ad orologeria': gli ha espresso ancora una volta solidarieta' personale e lo ha invitato a contrattaccare alle accuse grossolane basate solo sulle dichiarazioni dei pentiti. Ma la cosa che piu' ha sollevato l'umore a Cosentino e' la rassicurazione del presidente del Consiglio sulla sua permanenza nel governo: non gli verra' chiesto di dimettersi da sottosegretario all'Economia e nemmeno di rinunciare alla carica di coordinatore campano del Pdl. 'Non possiamo ripiombare a Tangentopoli - ha spiegato Berlusconi - quando bastava un avviso di garanzia per far dimettere un ministro. Non e' la magistratura a decidere la formazione del governo'". Si legge sulla Stampa. "Questo pero' non vuol dire che Cosentino, sul quale pende una richiesta d'arresto, verra' lanciato in pista alle regionali. Anzi, tutto lascia prevedere che sara' lui stesso a gettare la spugna perche', come gli ha fatto notare Berlusconi, sarebbe costretto a fare la campagna elettorale tutta in difesa.
La conferma che Cosentino non verra' candidato e' venuta da Gianfranco Fini. 'E' inopportuna e posso garantire che anche Berlusconi condivida questa inopportunita', ma cio' non vuol dire essere sicuri che sia colpevole', ha precisato il presidente della Camera intervenendo alla trasmissione 'Otto e Mezzo' su La7. 'Sta a lui decidere. Certo - ha spiegato Ignazio la Russa - dovrebbe rifletterci seriamente, ma nel partito c'e' chi dice che non possiamo farci dettare l'agenda dalla magistratura. In questa situazione va bene se mantiene la carica di sottosegretario, ma candidarlo e' chiedere uno sforzo troppo grande al Pdl. Tanto piu' - osserva La Russa - che la sua candidatura non era stata decisa'. Ma c'e' una parte del Pdl ex Forza Italia che non ci sta farsi condizionare dalle mosse dei giudici. 'La magistratura - sostiene Osvaldo Napoli, vicecapogruppo - non puo' dettare i tempi della politica, oggi come 15 anni fa. Questo e' un nodo scorsoio al quale si vorrebbe impiccare il Paese. La richiesta dei magistrati campani e' abnorme. Il sottosegretario Nicola Casentino non deve dimettersi per nessuna ragione al mondo'. A decidere sara' l'ufficio di presidenza del Popolo della liberta' che sara' chiamato a valutare le candidature sulle regionali. Ma ormai nel Pdl si ragiona sulle ipotesi alternative, come quella del sottosegretario Viespoli o del ministro Rotondi. Tra i berlusconiani monta l'ostilita' nei confronti di Fini e c'e' chi dice che in Campania non potra' essere candidato un esponente ex An, come Viespoli. 'Non puo' essere certo Fini a indicare il candidato', afferma Giorgio Stracquadanio, che insieme ai deputati Pdl Manlio Contento e Silvano Moffa ha chiesto al ministro della Giustizia Alfano di procedere ad una ispezione presso la Procura di Napoli. Cosentino verra' sentito mercoledi' prossimo dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere.
Il presidente della Giunta Pierluigi Castagnetti sta finendo di esaminare la documentazione inviata da Napoli e si riserva di esprimere un giudizio. 'Se le carte confermano l'ipotesi accusatoria - ha detto il capogruppo in pectore Dario Franceschini - il Pd dovrebbe votare a favore della richiesta di un provvedimento cautelare nei confronti di Cosentino'. Invece il Pdl sara' compatto per il no. 'Dalla prima lettura - spiega la finiana Anna Maria Bernini, membro della giunta - noi siamo orientati a votare contro'. A Capri, al convegno della Confindustria, Giorgio Fiore, presidente degli industriali della Campania, e' stato durissimo: 'Come imprenditori, dobbiamo impegnarci in prima persona e interrogarci, senza alibi, sull'esistenza di aree grigie o peggio, di collusione al nostro interno con la camorra. Aree che ci sono, senza dubbio, e che bisogna individuare e mettere a nudo. E' necessario monitorare nel tempo la trasparenza dei nostri associati, nonche' quella delle aziende alle quali subappaltiamo le nostre commesse'. Il giorno dopo la richiesta d'arresto del sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, nell'ufficio di Palazzo Partanna Giorgio Fiore spiega le ragioni della sua denuncia a Capri: 'Se per affrontare l'emergenza criminalita' vogliamo che gli altri, la politica innanzitutto, facciano pulizia al loro interno, per essere credibili dobbiamo partire da noi stessi'. Ingegnere Fiore, l'inchiesta Cosentino, al di la' della posizione processuale dell'indagato, racconta una realta' drammatica di collusione tra Casalesi, amministratori, imprenditori. Quanto pesa Gomorra in Campania? 'Fosse solo Caserta il problema. Andiamo a vedere quello che succede nelle aree della periferia della grande metropoli Napoli. Il nostro dramma e' che viviamo in una realta' senza regole, dove attecchisce la camorra che da' regole, diventando un punto di riferimento, un codice collettivo e universale'.
Gomorra come modello vincente? 'Da imitare. Si e' inserita a tutti i livelli, anche (probabilmente) nell'associazionismo imprenditoriale, commerciale, industriale. La situazione si sta aggravando ancora di piu' oggi che c'e' la crisi. Nella crisi il loro potere aumenta'. E come porre argini? 'Noi non abbiamo strumenti per riconoscerli. Le faccio un esempio. Da sempre la camorra imprenditrice ha assunto la leadership in alcuni settori chiave: movimentazione terra, calcestruzzo, commercio, ciclo dei rifiuti. Adesso avverto che l'ultima frontiera espugnata e' il mondo della sanita''. La camorra negli appalti sanitari? 'Non ho le prove per andare dal magistrato a dire che Tizio e' un camorrista e ha rilevato tale impresa. Mi limito ad osservare quello che accade e avverto che vi sono troppi passaggi di mano negli assetti societari dei laboratori d'analisi, dei centri di riabilitazione, delle cliniche private. Nasce da qui la mia preoccupazione, il mio allarme. Chi ha oggi la possibilita' di manovrare ingenti capitali, investendo in un campo, quello sanitario, dove i pagamenti da parte dell'amministrazione pubblica sono sempre in ritardo?'. Quale e' stata la sua reazione alla lettura delle carte dell'inchiesta Cosentino? 'Il sistema del consenso cosi' come e' organizzato oggi si presta a grandi manipolazioni. Si pone un problema di coerenza: non solo bisogna essere ma anche apparire al di sopra di ogni sospetto. Lo si diceva per i magistrati, oggi questo vale per tutti, per noi imprenditori come per i politici'. Sta dicendo che il sottosegretario Cosentino, al di la' della sua posizione processuale, innocente o colpevole che sia, a questo punto deve fare un passo indietro? 'Le rispondo cosi': se io come amministratore di una societa' finisco sul registro degli indagati, al di la' della mia innocenza e onorabilita', mi viene negata la certificazione antimafia. E' giusto che sia cosi'. E, dunque, se lo pretendiamo per le aziende, a maggior ragione dobbiamo chiederlo per la politica'. Politica collusa.
Da Caserta a Castellammare di Stabia. Dal Pdl al Pd, la camorra non fa scelte ideologiche... 'Il sistema elettorale si presta a queste manipolazioni. Sono un fautore del maggioritario, ma il sistema di oggi e' soltanto quello della cooptazione. Il listino e' una vergogna. E a livello locale, basta una manciata di voti per spostare i risultati elettorali. Rimpiango i tempi in cui al Consiglio comunale di Napoli c'erano personalita' come Maurizio Valenzi, Gerardo Chiaromonte, Giorgio Almirante, Marco Pannella, Giuseppe Galasso. Oggi, se vai a seguire una seduta del consiglio comunale ti devi portare un traduttore'. Politica scadente? 'Specchio di una societa' degradata. Napoli per sperare si sta aggrappando al suo passato. Duemila persone partecipano alle lezioni di storia organizzate da noi, dal Corriere del Mezzogiorno, dalla Rai, dal teatro San Carlo...'. Due ore e mezzo di monologo per dire che c'e' speranza: dall'inferno, grazie alla parola, si puo' raggiungere la bellezza. Roberto Saviano nello speciale di 'Che tempo che fa' ha raccontato la storia delle ragazze uccise a Teheran, di Miriam Makeba e di Castelvolturno dove la cantante e' morta, di Anna Politkovskaja e altri. Non poteva mancare una storia di Camorra e Saviano ha scelto Castelvolturno, dove Vincenzo e Cristoforo Coppola hanno costruito 12 mila edifici abusivi distruggendo la pineta marittima con sole 500 licenze".

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